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Aida al Confine, il nostro parere

A volte la vita percorre degli strani sentieri. Non avrei mai pensato che le risposte a lungo cercate si potessero trovare in un modo del tutto inaspettato. Ma forse è proprio questo che da senso a tutto.

Non sono un grande appassionato di fumetti italiani eppure per un bizzarro gioco del destino mi sono ritrovato per le mani Aida al Confine, racconto del 2003 di Vanna Vinci, pubblicato per la prima volta in volume da Bao Publishing ed insieme al libro un invito a partecipare alla conferenza stampa dell’autrice. L’incontro coincide con gli orari del programma alla radio ma sento dentro di non poter mancare. Quindi saluto un pochino prima e mi metto in viaggio. Per non arrivare impreparato, lungo il tragitto in treno mi immergo nella lettura. Vengo rapito dalla storia e rischio di mancare la fermata.

Aida ha appena rotto col suo ragazzo e decide di lasciare Bologna e di trasferirsi a Trieste. Andrà ad abitare nella vecchia casa dei suoi nonni morti da tempo e lì Aida incontrerà i suoi fantasmi. Letteralmente. Aida al confine è una storia che ci parla di confini. La protagonista è un giovane donna al confine tra sanità mentale e pazzia che divide la scena con l’altro grande personaggio pulsante di questo libro: la città di Trieste, straordinariamente e minuziosamente dipinta dalla fumettista cagliaritana, confine del nostro paese dove passato, presente e futuro si scontrano, si sovrappongono e si fondono senza soluzione di continuità. Altro confine è quello che separa la civiltà dalla follia della Prima Guerra Mondiale che ha sconvolto le menti di un’intera generazione, eternamente strappata dal tessuto sociale del nostro paese dagli orrori a cui fu costretta ad assistere.

Ma la vera epifania l’ho avuta quando sono riuscito a parlare con Vanna Vinci. Mentre leggevo mi era chiaro quanto fosse per lei vitale e necessario parlare di Trieste, quanto questa città fosse parte della sua anima e del suo io più profondo. Quando le ho domandato come mai fosse così legata a questa città, lei mi ha risposto che lo era stata da sempre ancor prima di averla visitata per la prima volta. Al mio chiederle come fosse possibile, lei con la leggerezza tipica del genio, mi ha dato la risposta che cercavo da sempre: “E’ come per i grandi amori. Una persona se li porta dentro e nascono senza che ce ne sia motivo”.

Grazie Vanna. Le tue parole per me faranno tutta la differenza.

 

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